I Tre Volti del Carnevale

Perché proprio a Venezia

e non altrove?

di Orazio Bagnasco *

Il Carnevale può nascere solo in ambiti territorialmente e socialmente ristretti per poi coinvolgere in seguito masse più grandi e sconosciute, perciò trova proprio in Venezia gli ultimi luoghi di aggregazione di rapporti veramente interpersonali. Nei campielli, nelle calli, nei sestieri può germogliare fra individui che si conoscono veramente il desiderio di evadere insieme. Perciò il Carnevale di questa città deve essere recepito come l’integrale di una quantità di focolai di evasione di piccole collettività in ognuna delle quali il Carnevale può nascere, perché tutti si conoscono e possono far scattare le molle di un moto collettivo di individui che hanno qualcosa in comune di cui liberarsi, anche solo per un momento. Sulle loro spontaneità possono ben aggregarsi apporti esterni di uomini e di idee senza che nulla si perda o si diluisca. Anzi l’arrivo di estranei con gli stessi problemi catalizza le energie iniziali ed esalta le potenzialità di ogni campiello, di ogni calle, di ogni sestiere. La somma di tutti i microCarnevali è il vero corale Carnevale di Venezia. Sinergico a queste forze non solo può, ma deve essere l’intervento di una cultura più formalizzata quale la Biennale o la Fenice o altro. Sullo spontaneo ed autenticamente e storicamente popolare moto del Carnevale Veneziano possono le forze della cultura innestarsi ed esaltarne le suggestioni e le aggressività. Non la Biennale generatrice del Carnevale, ma il contrario, al di là delle mistificazioni dei media di informazione e della politica. E poi un Carnevale ancora: quello dei Veneziani nelle loro case aperte a molti. Il naturale moltiplicarsi degli inviti e delle feste nelle case completa la trilogia della quale si nutre il Carnevale di Venezia:

Il Carnevale della strada dei campielli e dei sestieri

Il Carnevale della cultura della Biennale e della Fenice

Il Carnevale delle case aperte dei Veneziani

Ed è indispensabile che sia così, in modo completo con tutti tre gli ingredienti necessari, senza esclusione alcuna. Solo il passaggio genuinamente teatrale e prepotentemente scenico formato dai muri e dalle acque di Venezia può fare senza forzature da scenario a questa metamorfosi senza cambiamento che è il Carnevale. Tutte le potenzialità esprimibili sono accolte da un simile scenario. Non solo accolte ma generatrici di altre energie.

Le Compagnie de Calza, che dovranno essere non una ma molte, la Scuola di San Marco e le altre, la Biennale, la Fenice, le case dei Veneziani, le attività artigianali e commerciali dei singoli, tutto insieme sono il Carnevale di Venezia così diverso da ogni altro perché così popolarmente e storicamente autentico. Il Leone dell’informatica che sarà posto in Campo Santo Stefano è uno di questi apporti spontanei che sono nello stesso momento conseguenti e generatori del Carnevale. [Zane Cope aggiunge: Gli Enti locali, il Comune in particolare devono, bene accolti, svolgere una funzione coordinatrice e stimolante; gli stessi partiti politici, che sono anch’essi entità locali, possono concorrere con le loro energie a creare la pluralità di apporti che è la caratteristica insostituibile del Carnevale Veneziano.] Quest’anno non c’è la Biennale, ci sarà nel futuro come ci saranno nuovi apporti culturali. Ma la vera cultura vitale e storica è la presenza stessa della città che desidera celebrare il rito pagano e mistico di questo incontrarsi travestiti tra conoscenti e sconosciuti in uno stesso luogo fisico, per ricominciare domani a vivere meno caricati, un po’ meno impauriti. Come se si potesse con una mascherata e un ballo riportare a nuovo qualcosa di consunto. Tristezza mascherata di rumore, ma nello stesso tempo gioia di essere diversi per un attimo, per un giorno, per una settimana. Quelli che da fuori vogliono venire possono farlo benvenuti, purché apportino gioie ed angosce simili alle nostre e mascherate come le nostre.

Portatori non spettatori. Il Carnevale di Venezia ha un grande palcoscenico ma non accetta la platea. Anche la cultura fa parte del palcoscenico purché si accosti in punta dei piedi e reciti la sua pantomima senza alterigia e senza troppo rumore per non turbare il rumorosissimo ed agitato sogno del Carnevale di Venezia Città del sonno vissuto, popolato di sogni tristi in cui compare una volta all’anno la rumorosa maschera della allegria.

25 gennaio 1983

* Questo testo, poi divulgato a firma «Il Capitolo – Compagnia de Calza I Antichi», divenne il manifesto filosofico culturale e programmatico della Calza. Orazio Bagnasco, finanziere genovese e veneziano d’adozione, appassionato di cucina e di Casanova, collezionista di testi antichi di gastronomia, vetri antichi e quadri, scrittore di romanzi (Vetro, 1998 e Il Banchetto, 1997), fondatore della Bibliothèque Internationale de Gastronomie (B.In.G.), titolare di Europrogram e presidente della Ciga Hotels, è stato tra i fondatori e i sostenitori economici della Compagnia non volendo però apparire pubblicamente come tale.

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